Materiali ecosostenibili per un’edilizia bio

15 novembre 2018

Tempo di lettura: 5 minuti.

Risparmio energetico e tutela ambientale

La crescente sensibilità ambientale spinge gli utenti finali alla scelta e all’utilizzo di materiali ecosostenibili, oltreché convenienti per rapporto prestazioni/costo.
L’edilizia sostenibile utilizza materiali ecologici e non inquinanti. Il suo obiettivo è ridurre e limitare il più possibile il consumo di energie non rinnovabili.

Con un risparmio energetico maggiore si salvaguarda l’ambiente. I costi di esercizio e manutenzione si riducono e in breve tempo si ammortizzano i costi d’installazione.

L’uso di materiali sostenibili, anche certificati, e di fonti energetiche alternative, non sono però sufficienti a garantire la qualità di un progetto sostenibile. Bisogna considerare anche gli aspetti economici e quelli collegati all’impatto sull’ambiente.

Un materiale, infatti, durante tutte le fasi della sua vita, risulta tanto più sostenibile quanto minore è il dispendio di energia, da un lato, e la produzione di rifiuti dall’altro. Ci riferiamo all’estrazione della materia prima di cui è costituito, ai cicli di lavorazione intermedi, all’imballaggio, al trasporto e alla distribuzione, all’applicazione, all’uso e al consumo, all’eventuale riciclaggio o riutilizzo, alla dismissione o allo smaltimento finale.

Materiali ecosostenibili: i cinque requisiti principali che devono avere

I cinque requisiti principali perché un materiale possa essere classificato come sostenibile sono:

  1. Impatto ambientale dei materiali, in tutte le fasi di vita (bilancio energetico).
  2. Materie prime, inserite nel processo produttivo, rinnovabili (anche con possibilità di riciclo).
  3. Assenza, dopo la messa in opera, di emissioni nocive negli ambienti domestici.
  4. Produzione attraverso processi produttivi energeticamente efficienti e con ridotte emissioni inquinanti.
  5. Lunga durata ed elevata riciclabilità al momento dello smaltimento.

Quando un materiale è idoneo?

Quando valutiamo l’idoneità di un materiale per l’edilizia biosostenibile, dobbiamo tenere conto di tutto il suo ciclo di vita e delle possibili ricadute che ogni fase determina sull’ambiente, dalla produzione all’utilizzo, fino allo smaltimento.

Anche i materiali non rinnovabili possono essere considerati sostenibili se hanno un processo produttivo efficiente dal punto di vista energetico, cioè se hanno basse emissioni inquinanti e una durata superiore a quella delle loro alternative rinnovabili.

Come si valuta il ciclo di vita di un materiale

Il Life Cycle Assessmento LCA è la valutazione del ciclo di vita.
Un metodo che valuta un insieme di interazioni che un materiale ha con l’ambiente e l’impatto ambientale che scaturisce da esse.
Da un punto di vista metodologico una LCA viene effettuata attraverso l’identificazione dell’energia dei materiali utilizzati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente.
L’analisi LCA può essere effettuata considerando le unità di processo dall’estrazione delle materie prime, al fine vita del sistema analizzato.
È uno strumento scientifico standardizzato dalla serie di norme ISO 14040.

 

In questo tipo di studi vengono analizzate tutte le fasi della vita del prodotto from cradle to grave (dalla culla alla tomba):

Gli Indicatori LCA

I principali indicatori di uno studio LCA sono di due tipi:

  • Energetico: indica i consumi di energia necessaria a produrre l’unità funzionale. Il valore è espresso dal parametro GER (Gross Energy Requirement) –MJ– ed evidenzia il fabbisogno energetico complessivo;
  • Ambientale: che illustra il consumo di risorse naturali, le emissioni in aria e in acqua e i rifiuti solidi prodotti, sempre riferiti all’unità funzionale generata. Come parametro di riferimento figura il GWP100 (Global Warning Potential) –Kg di CO2 –.

CASO STUDIO: EPS e altri materiali a confronto

Nella tabella qui sotto i risultati di uno studio di comparazione dell’EPS con altri materiali di diffusione in edilizia, al fine di evidenziarne lo specifico carico ambientale di ciclo vita

La tabella riassume i valori dei principali indicatori espressi al “Kg” di prodotto e al “m3” di differenti tipologie di isolanti per l’edilizia

Considerando come unità funzionale il volume, risulta evidente che qualora si supponga di confrontare 1 m3 di manufatti, a parità di resistenza termica, bisogna considerare che volumi uguali di prodotti differenti, ricoprono e isolano termicamente superfici differenti a parità di efficacia (superfici equivalenti).

Tabella comparativa di GER e GWP riferiti al Kg e m3 per differenti tipologie di materiali isolanti.

Da queste analisi si è notato che confrontando i materiali a Kg, l’EPS non ha ottenuto un buon risultato rispetto ai dati di GER (energia necessaria per completare il ciclo di vita) e GWP (Kg equivalenti di anidride carbonica irreversibile emessi in atmosfera durante il ciclo di vita)

  • Confronta dati in colonna 4° e 5° a partire da sinistra.

Se però riportiamo tutto alla condizione di utilizzo rispetto alla funzione, isolare, scopriamo che il riferimento non è più il Kg ma il m³ e siccome l’EPS ha una densità di utilizzo molto bassa (circa 30Kg/m³), i dati si ribaltano.

  • Confronta dati delle utime due colonn a partire da sinistra

Con 1Kg di polistirene si possono isolare, a parità di spessore, 6 volte (600%) le superfici isolate con il sughero.  La densità del sughero è 6 volte superiore a quella del polistirene.

In termini di unità funzionale, occorre moltiplicare per sei i valori risultanti da GER e GWP del sughero in Kg per ottenere una comparazione valida con il polistirene.

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Bioisotherm
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