Gas Radon nelle nostre case: pericoli che corriamo e soluzioni da adottare

20 settembre 2019

Tempo di lettura: 8 minuti.

Cos’è il Gas Radon e perché è pericoloso in casa?

Sempre più spesso sentiamo parlare del rischio gas radon in casa, complice anche l’attenzione crescente di molte persone verso i pericoli connessi alle fonti di inquinamento indoor, ragion per cui è arrivato il momento di fare il punto della situazione.

Cos’è il gas radon? Il radon è un gas nobile, chimicamente inerte, incolore ed insapore, che deriva dal decadimento dell’uranio (quindi un prodotto del tutto naturale) la cui presenza non è legata all’inquinamento causato dall’uomo.

Il gas radon è generato da alcune rocce della crosta terreste come lave e graniti.

È 8 volte più pesante dell’aria e questa inerzia chimica ne favorisce la rapida diffusione e l’accumulo negli ambienti confinati (abitazioni, uffici, palestre, scuoleasili).

Precisiamo un concetto: non è il radon di per sé ad essere nocivo, in quanto gas inerte, ma i prodotti del suo decadimento. Il gas radon produce metalli quali piombo, bismuto e polonio.

Alcune particelle di questi elementi sono particolarmente pericolose in quanto possiedono un’energia talmente elevata da arrivare a danneggiare le cellule, fratturando il nostro DNA in diversi punti.

Quali danni provoca alla salute il gas radon?

Come accennato in precedenza non è il gas radon ad essere pericoloso ma in primo luogo i risultati del suo decadimento, che possono essere inalati e provocare effetti letali alle vie respiratorie, ed in secondo luogo la sua caratteristica di essere inodore, incolore ed insapore e quindi non riconoscibile dall’essere umano.

Si stima infatti che il radon sia uno dei principali responsabili dei tumori polmonari, il primo per i non fumatori.

Questo gas è la causa del 10% dei circa 30 mila casi di tumore al polmone in Italia, una cifra molto alta che richiama la necessità di proteggere i propri ambienti domestici, di lavoro o di svago dalle irreversibili conseguenze originate dalla sua inalazione.

L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che in Italia il numero di casi attribuibili all’esposizione al Radon è compreso tra 1.000 e 5.500/anno (su un totale annuale di circa 31.000 tumori polmonari), la maggior parte dei quali tra i fumatori a causa dell’effetto sinergico tra Radon e fumo.

In Italia una normativa specifica sul radon esiste solo per gli ambienti di lavoro.

Ma è evidente che il problema riguarda anche le civili abitazioni che attualmente non sono tutelate ma che necessitano di essere protette ugualmente dalla esposizione al radon e per le quali non esiste attualmente una normativa specifica.

L’unica arma in mano alla popolazione è rappresentata dalla Direttiva Europea 2013/59 Euratom del Consiglio che richiedeva di stabilire entro il 6 febbraio 2018 i livelli massimi ammissibili di concentrazione media annua di radon negli edifici in quantità non superiori a 300 [Bq/m3].

Al momento però siamo ancora in attesa che l’Italia recepisca tale Direttiva e che vengano attivati di conseguenza i Piani Nazionali Radon finalizzati a diminuirne l’impatto sulla salute.

Ti stai chiedendo cosa significa Bq/m3? Nessun problema, te lo spieghiamo noi: Bq sta per Becquerel (nome del fisico francese che scoprì la radioattività) ed è l’unità di misura della concentrazione del radon in aria.

Per fartela semplice, indica il numero di decadimenti radioattivi di atomi di radon che avvengono al secondo in un metro cubo d’aria.

Devi sapere che nell’aria esterna la concentrazione di radon si aggira mediamente tra i 10  e i 20 Bq/m3, mentre in luoghi chiusi o in locali sotterranei può raggiungere anche valori pari a centinaia o migliaia di Bq/m3.

Dove si trova il gas radon?

Il gas radon è diffuso in tutta la crosta terrestre e si può trovare in numerose rocce di origine vulcanica, come graniti, pozzolane, tufi, lave.

La concentrazione però varia a seconda delle zone, per cui se in alcune possiamo trovarlo in quantità particolarmente elevate in altre è decisamente carente.

Presenza di radon nelle varie regioni italiane
(www.isprambiente.gov.it)

Fattori presenza gas radon

 

  • area geografica: esiste peraltro una mappatura dell’inquinamento da radon delle varie zone italiane
  • al tipo di suolo su cui poggiano i locali: tende a diffondersi più facilmente in zone con forte presenza di rocce laviche o in presenza di terreni permeabili
  • alle tecniche costruttive dell’edificio: il radon può essere emesso anche da materiali di costruzione molto diffusi in edilizia, in primis il tufo vulcanico
  • sviluppo architettonico dell’edificio: dove gioca un ruolo determinante la circolazione dell’aria. In locali aperti questo gas viene “diluito” nelle correnti d’aria risultando poco pericoloso per la salute, nei luoghi confinati tende invece a concentrarsi.
  • Il radon penetra attraverso le fessure nei pavimenti di seminterrati e cantine, attraverso le giunzioni e gli impianti e rimane intrappolato dalla presenza di pareti ed infissi ad elevata tenuta isolante.

Cosa fare per avere una casa sana e a prova di gas radon?

Innanzitutto dobbiamo capire quali sono i livelli di gas radon nella nostra abitazione, se leggermente elevati la soluzione più semplice è arieggiare più spesso (p.es. più volte al giorno aprire le finestre per qualche minuto per creare un giro d’aria, lasciare aperte le finestre delle cantine).

In questo modo è possibile ottenere fin da subito un certo miglioramento a tutto vantaggio di un abbassamento dei livelli di inquinamento indoor.

 

Se i valori risultano più elevati (>1000 Bq/m³) si è sperimentato che le probabilità di successo sono modeste; normalmente si riesce al massimo a dimezzare la concentrazione di radon.

L’arieggiare i locali d’inverno comporta tra l’altro una notevole perdita di calore e le persone sensibili al freddo ed alle correnti d’aria che mal sopportano queste condizioni rendono tale misura una mera soluzione provvisoria.

Di regola il problema del gas radon riguarda soprattutto ambienti a contatto diretto con il terreno ma non si possono escludere anche le abitazioni al piano terra situate sopra cantine o ambienti vuoti.

Per questa ragione sarebbe opportuno rinunciare all’utilizzo d’interrati o seminterrati a scopo abitativo e sfruttare i garage o i depositi sempre aperti come protezione per le stanze superiori (questo vale in particolare per i cosiddetti vespai).

In sintesi tutte le strategie che mirano a “separare” le abitazioni dal suolo, contribuiscono a proteggere dal gas radon.

Come progettare la casa e proteggerla dal gas radon?

Quando parliamo di progettazione abbiamo il dovere di precisare che molteplici scelte possono aumentare o diminuire il rischio d’esposizione al gas radon, per questa ragione cercheremo di fare un po’ di chiarezza.

I fattori più importanti, ad esempio, sono:

  • I materiali da costruzione: quale materiale utilizzare? Cemento armato, mattoni, legno o pietra? Normalmente per realizzare le fondamenta e le mura nelle parti interrate si utilizza il calcestruzzo perché promette maggiori garanzie di isolamento da gas radon (soluzione da preferire ai mattoni forati). Riguardo alla parte superiore della casa la scelta dei materiali è meno critica.
  • Areazione ed espulsione di aria da cantine e vespai: in molti casi può essere sufficiente aumentare il ricambio d’aria nelle cantine o in un vespaio di fondazione eventualmente presente sotto le stanze con valori elevati di radon. Nel caso di vespaio, qualora la ventilazione naturale sia insufficiente si può anche aspirare con un ventilatore l’aria dal vespaio in modo da creare una depressione.
  • Attacco in fondazione : nelle zone a rischio radon si consiglia di realizzare una fondazione a platea in cemento armato (spessore ca. 30 cm) che ricopra tutta la superficie orizzontale dello scavo della futura casa; in seguito realizzare tutte le pareti esterne (verticali) nella parte interrata in cemento armato, prestando la massima attenzione alla congiunzione tra parete e platea (punto estremamente critico). È molto importante non bucare la platea.

Con Argisol è possibile realizzare tutte le pareti in calcestruzzo armato (sia fuori terra che interrate) in modo da realizzare un involucro perfettamente impermeabile all’entrata del gas radon, che provenga dal terreno di fondazione o dal terreno laterale.

Continuità strutturale del cls tra la parete Argisol e una fondazione a travi rovesce

Continuità strutturale del cls tra la parete Argisol e una fondazione a platea

Il nodo di attacco tra parete e fondazione viene realizzato in cantiere e consente una perfetta continuità tra il calcestruzzo di base della fondazione e quello di elevazione della parete, assicurando l’assenza di interruzioni o discontinuità che causerebbero delle vie preferenziali di fuga del radon.

  • Impermeabilizzare e sigillare il pavimento del piano basso, separando quest’ultimo dal terreno con un volume vuoto ed aspirando il gas dalla parte sottostante l’abitazione (cantina, vespaio o direttamente dal terreno). Ad oggi sono diverse le tecniche efficaci eseguite dalle imprese.

Per gli edifici di nuova costruzione un’alternativa alla fondazione a platea è la realizzazione dell’attacco a terra tramite un vespaio ventilato, in modo da porre tra il terreno ed il fabbricato un’intercapedine d’aria dalla quale espellere il gas radon verso l’esterno grazie ad opportune canalizzazioni tramite ventilazione naturale o forzata (aspiratori).

Con il Termosolaio inoltre è possibile realizzare un distacco dell’abitazione dal terreno in modo da creare una camera di ventilazione naturale per far defluire l’eventuale presenza di gas radon uscente dal terreno e non permettere che si infiltri all’interno dell’abitazione.

Fondazione areata con casseri in plastica

Fondazione areata ed isolata con Termosolaio

Nel caso di fondazioni a travi rovesce è possibile disporre il pannello Termosolaio tra le varie travi di fondazione in sostituzione del ghiaione che permetteva la fuoriuscita del gas radon tra gli interstizi dell’inerte di riempimento.

In questo caso si realizza un vero e proprio solaio in calcestruzzo armato che funge da:

  • piano di calpestio dei locali a piano terra;
  • elemento di separazione tra l’abitazione ed il terreno, garantendo una intercapedine d’aria per il deflusso dell’eventuale fuoriuscita di gas radon dal terreno e per l’eventuale passaggio di canalizzazioni per impianti;
  • solaio già termicamente isolato grazie al materiale di cui è composto il cassero.

Utilizzo del Termosolaio su travi rovesce con intercapedine di ventilazione contenuta

Utilizzo del Termosolaio aumentando la camera di ventilazione naturale (versione consigliata)

Il pannello Termosolaio ha un’autoportanza in prima fase fino a 2,00 mt, questo comporta la realizzazione di banchine rompitratta intermedie a perdere, che possono essere realizzate con semplici muretti in blocchi semipieni su un letto di magrone. Il pannello Termosolaio verrà consegnato della lunghezza opportuna a raggiungere le travi di fondazione e sarà appoggiato sopra tali banchine (disposte a circa 2,00 metri) per l’autoportanza in 1°fase necessaria a sostenere il peso degli operatori ed il getto del calcestruzzo. A maturazione del calcestruzzo, il solaio acquisterà una propria resistenza statica come un solaio interpiano.

Si consiglia l’utilizzo di pannelli Termosolaio con fondello isolante da almeno 6cm.

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